Intervista a Ernst Scheidegger

Ernst Scheidegger, grafico, fotografo, regista ed editore, conosce Alberto Giacometti poco più̈ che ventenne a Maloja nel 1943. Da quel momento, come amico e fotografo, accompagnerà l’artista per una lunga tappa della sua esistenza. Al QGI editore zurighese ha confidato i ricordi di quell’indimenticabile amicizia di Ernst Scheidegger e il ritratto di Alberto Giacometti che compare sulla banconota di 100 franchi. Negli oltre vent’anni della loro amicizia, Scheidegger ha ripreso l’artista tante volte e con la sua macchina fotografica ha documentato la sua opera: istantanee raccolte nei suoi libri dedicati al pittore e scultore bregagliotto, come Alberto Giacometti, Tracce di un’amicizia o Bregaglia, patria dei Giacometti. Ernst Scheidegger mi riceve nel soggiorno del suo appartamento a due passi dal Kunsthaus. In bella mostra un quadro a olio di Alberto Giacometti, un ritratto dell’amico fotografo. Mi avvicino a guardarlo. Senza che gli chieda nulla, Ernst Scheidegger mi dice che non lo venderebbe per niente al mondo. Poi ci sediamo e lui inizia a raccontare della lunga e intensa amicizia che l’ha legato ad Alberto Giacometti… LEGGI ARTICOLO

Intervista all'artista da parte del radiogiornalista Vico Torriani (1961), nella quale parla Giacometti dell’assegnazione del premio Carnegie.
ASCOLTA L'INTERVISTA COMPLETA (2:29min)

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Medeglia e la sua… lingua

Medeglia
e la sua… lingua

Attualmente il libro è in vendita nelle librerie

(L’articolo di Aurelio Scerpella é apparso sulla rivista ” Il Ceresio” del 02.2018, Anno3)

È stato presentato martedì 12 dicembre, presso la scuola media di Camignolo, il libro dedicato a Medeglia e che fa parte della Collana curata dal Centro di dialettologia e di etnografia (CDE). Un folto pubblico ha presenziato all’evento, diretto da Mario Frasa del CDE e al quale sono pure intervenuti Anna Celio Cattaneo (sindaco di Monteceneri), Aurelio Scerpella (presidente della Commissione toponimi di Medeglia), Dafne Genasci e Giovanna Caravaggi (collaboratrici scientifiche del CDE). Come è stato sottolineato, le basi del Repertorio toponomastico ticinese risalgono ai rilievi condotti per conto dell’Università di Zurigo fra il 1964 e il 1984 e sono state continuate a livello cantonale. Oggi sono stati raccolti oltre 60’000 toponimi uniformemente ripartiti su tutto il territorio cantonale. Questi dati vengono costantemente aggiornati a seguito delle nuove pubblicazioni. Come è stato spiegato alla presentazione, la raccolta dei toponimi di Medeglia è stata allestita in tre fasi distinte. La prima fase nel 1973 da parte dell’Università diZurigo, … LEGGI ARTICOLO



	
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Vincenzo Dalberti, Primo presidente del Cantone Ticino

Vincenzo Dalberti, Primo presidente del Cantone Ticino

Articolo uscito, gennaio 2018, sul periodico "La Turrita"

«Ministro di Dio irreprensibile, letterato, filosofo, diplomatico illustre». Queste parole incise nella pietra bianca di un monumento eretto nel cimitero di Olivone ricordano il primo presidente del Cantone Ticino: Vincenzo Dalberti.

Vincenzo nasce a Milano il 20 febbraio 1763, figlio primogenito di Gian Domenico e di Anna Maria.Ha tre fratelli, Giacomo, Giovan Battista e Gioachimo, e una sorella, Lucia. Il padre, cioccolatiere come molti bleniesi del Settecento,ha una bottega nella contrada di San Vittore al Teatro. Vincenzo, gracile ma dotato di un’intelligenza acuta, è avviato agli studi ecclesiastici. Nel 1774 è ammesso all’Ateneo Arcimboldi, diretto dai Barnabiti, dove segue corsi di dialettica,metafisica, etica, geometria e fisica. Quindicenne, traduce dal latino l’Arte poetica di Orazio, firmandosi “abbate Vincenzo D’Alberti, milanese”1. In seguito continua gli studi a Brera, frequentando corsi di diritto canonico e teologia. Nell’estate del 1783, convalescente dopo una febbre durata tredici mesi, si reca per la prima volta a Olivone.

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L’Osteria della Bett, Una storia centenaria

L’Osteria della Bett

Articolo uscito, gennaio 2018, sul periodico "La Turrita"

L’Osteria della Bett è un locale centenario. Punto di ritrovo molto amato dai Bellinzonesi, è gestito da tre generazioni dai Cippà, famiglia patrizia di Carasso. Tutto cominciò tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento con Bernardino Cippà, contadino e allevatore che viveva a Pratocarasso in una casa colonica eretta attorno al 1790. Cinquantenne, rimase vedovo con tre figli. In quegli anni molte ragazze di Claro, Preonzo e Moleno scendevano a Bellinzona per lavorare come domestiche. Tra di loro vi era la Bett, da Preonzo, nipote della defunta moglie di Bernardino…

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