Il carretto del postino e le otto classi del maestro

 In Articoli, SM Morbio

Roberto Camponovo, che è stato vicedirettore della nostra scuola, ora è in pensione. Tra le sue molteplici attività vi è quella di recuperare testimonianze che permettano di ricordare il tempo in cui in ogni paese della Valle di Muggio vi era una piccola scuola. Ha trovato una persona speciale da invitare nella nostra sede: un uomo che ha un ricordo indelebile della sua infanzia a Scudellate negli anni cinquanta. È venuto a riferirci con piacere, con la gioia di rivivere momenti per lui felici e irripetibili. Il suo nome è Piero Bianchi, che vedete qui accanto nella foto. È stato il protagonista dell’incontro in C114 con la IVF il 2 dicembre 2015.

Scudellate è ancora così: un villaggio stupendo esposto al sole, come un attico che dalle pendici del Generoso offre uno stupendo panorama sulla valle di Muggio. Una cosa però è cambiata in modo radicale. Allora era una comunità numerosa di quasi duecento abitanti che si dedicavano prevalentemente all’agricoltura e pastorizia ma non solo. Vi era fiorente il contrabbando di sigarette a garantire un reddito significativo in quegli anni ormai lontani. Era posto di confine e ancora oggi è ben visibile in fondo al paese la casa che era stata dei doganieri. Proprio per il controllo della frontiera il padre di Piero Bianchi era arrivato con la sua famiglia da Pugerna, sopra il lago di Lugano, dove era in servizio in precedenza.

Era giunto il nostro protagonista all’età in cui si dovrebbe frequentare la scuola dell’infanzia, che allora ovviamente non c’era. Così la sua aula era gigantesca: tutto il paese, in cui era libero di gironzolare come un piccolo bandito da tutti un po’ coccolato. Consegnava a domicilio la spesa di chi acquistava nella bottega, oppure portava i pasti ai contadini, oppure ancora piccoli aiuti agli anziani. Ma l’occupazione più gioiosa era tenere sotto controllo la strada per avvistare immediatamente l’arrivo del postino che arrivava da Muggio su un carretto trainato da un mulo. Gli correva incontro per godersi un tratto di viaggio sul rimorchio ed entrare trionfante in paese con il privilegio di aiutare a scaricare i pacchi.

La gioia di un bambino nella Scudellate di allora non può però nascondere la durezza delle condizioni di vita. Tanto fatica fisica nel lavoro di tutti. Quella del contadino, certo, ma anche quella del contrabbandiere che portava le bricolle al di là del confine. Questa attività dava modo di incrementare in modo sensibile le entrate: si trattava di caricarsi un sacco di tela di juta, la bricolla appunto, che avvolgeva da trenta a quaranta stecche di sigarette. Il trasporto doveva avvenire nella massima segretezza in suolo italiano per non incappare nei finanzieri, al di là del confine. Si aspettava il buio per il via, con la speranza di non ricevere qualche fucilata. Bisognava così fare attenzione a non farsi notare, a camuffarsi. Perfino le scarpe erano avvolte nella juta per limitare al minimo i rumori.

Oggi la scuola è scomparsa da Scudellate, ma non l’edificio che la ospitava che è stato trasformato in ostello della gioventù. Era un locale spoglio in cui il maestro di allora, Quirino Clericetti, era una specie di eroe ammirato da tutti. Insegnava in contemporanea dalla prima elementare alla terza media, che allora si chiamava maggiore. Aveva quindi otto programmi da elaborare, uno per ogni anno scolastico, ciò che presupponeva un titanico lavoro di preparazione in modo che tutti gli allievi fossero occupati al meglio durante il giorno. Così il maestro era il primo ad entrare in classe la mattina ed aveva pure la mansione di mettere la legna nella stufa nel periodo invernale per provvedere al riscaldamento. E alle sette di sera era ancora lì. Copriva tutte le materie, tranne la ginnastica. Per questa disciplina chiedeva aiuto ad una giovane guardia di confine, la più atletica, che proponeva gli esercizi da fare nel piazzale, visto che non vi era nulla di simile ad una palestra nel paese. L’orario scolastico era poi fitto fitto, nemmeno una pausa a metà mattino. Venne poi introdotta per decisione del dipartimento. Ma per il maestro Quirino era forse eccessivo concedersi un intermezzo, e così impose ai suoi allievi di usare quel tempo per strappare l’erba dal piazzale. Dopo tre giorni l’erba era stata tutta eliminata e la pausa decadde. Chissà se l’ispettore si era accorto di questa disubbidienza! Arrivava a Scudellate una volta all’anno, col mulo, ed ovviamente era un avvenimento.

Scorreva così la vita a Scudellate, con pochi eventi eccezionali, come la grande nevicata del 1951 che ricoprì il paese con manto bianco di un metro e mezzo! Tutti gli abitanti fuori a spalare, altrimenti nessuno si sarebbe più mosso. La scuola però non chiuse le sue porte, il maestro Quirino non perse neppure un giorno di lezione: le guardie di confine più robuste accompagnarono gli allievi in classe portandoli in spalla. Un solo anno è rimasto Piero Bianchi a frequentare la scuola, poi la famiglia si traferì a Vacallo. Fu un addio a Scudellate con grande rincrescimento. Da allora ben più di mezzo secolo è passato, ma il ricordo non muore, tanto è vero che un paio di volte all’anno Piero Bianchi non può mancare una visita al cimitero in cima al paese, proprio accanto alla casa dalle imposte rosse che una volta ospitava la guardie, per rendere omaggio a Quirino Clericetti, un maestro che è impossibile dimenticare.

 

Giuseppe Valli

ANTEPRIMA

INFO

Tema: scuola


Periodo: 1900-1950


Data: 2015


Comune: Scudellate


Media: Rivista atte Terza Età


Autore articolo: Camponovo Roberto


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